lunedì 26 dicembre 2011
domenica 25 dicembre 2011
Il Natale (non) ha senso
Un uomo, chiamato Mogo, credeva che il Natale non avesse alcun senso. Secondo
lui, la sera del 24 dicembre era la più triste dell'anno.
Molte persone realizzavano quanto erano sole o ricordavano una persona cara morta nei mesi precedenti.
Mogo era un uomo buono. Aveva una famiglia; cercava di aiutare il suo prossimo ed era onesto negli affari. Eppure non riusciva a capacitarsi che la gente fosse così ingenua da credere che Dio fosse venuto sulla Terra solo per portare conforto al genere umano. Aveva saldi principi, quindi non si faceva scrupolo ad ammettere con chiunque che il Natale, oltre ad essere una festività più triste che felice, si basava su una storia irreale - un Dio che si fa uomo.
Come sempre, alla vigilia della celebrazione per la nascita di Cristo, sua moglie e i suoi figli si prepararono per andare in chiesa. E, come sempre, Mogo decise di lasciarli andare da soli, dicendo: "Sarebbe ipocrita da parte mia venire con voi. Aspetterò qui il vostro ritorno".
Quando la sua famiglia fu uscita, Mogo si sedette nella sua poltrona preferita, accese il fuoco e iniziò a leggere i giornali. Ma venne subito distratto da un suono alla finestra, seguito da un altro e un altro ancora.
Pensando che fosse qualcuno che tirava palle di neve, Mogo si mise il cappotto e uscì, sperando di cogliere di sorpresa l'intruso. Non appena aprì la porta, notò alcuni uccelli che avevano perso la strada per via della tempesta ed erano in mezzo alla neve tutti tremanti. Poiché avevano notato la casa riscaldata, avrvano cercato di entrare, ma si erano scontrati con il vetro, e con le ali ferite avrebbero dovuto aspettare di essere guariti prima di riprendere il volo.
"Non posso lasciare fuori queste creature," pensò Mogo. "Come posso aiutarle?".
L'uomo andò alla porta del suo garage, la aprì e accese la luce. Ma gli uccelli non si muovevano. "Avranno paura," rifletté Mogo.
Tornò in casa, prese delle briciole di pane e le sparse per terra per condurre gli uccelli nel garage. Ma la sua strategia fallì.
Mogo aprì le braccia e cercò di farli muovere gentilmente, spingendone con cautela prima uno e poi un altro, ma gli uccelli divennero ancora più nervosi e iniziarono a dibattersi, agitandosi in tutte le direzioni nella neve, sprecando la poca energia che gli era rimasta. Mogo non sapeva cos'altro fare. "Penserete che sono un essere terrificante", esclamò. "Non capite che di me vi potete fidare?".
Poi gridò disperato:"Se in questo istante potessi diventare un uccello anche solo per pochi minuti, vedreste che voglio davvero salvarvi!".
In quel momento le campane della chiesa suonarono, annunciando la mezzanotte. E uno degli uccelli divenne un angelo che chiese a Mogo:"Ora capisci perché Dio si è fatto uomo?".
Con gli occhi pieni di lacrime, Mogo si inginocchiò nella neve e rispose:"Perdonami, Angelo. Ora capisco che riusciamo a credere solo a chi è come noi e vive le stesse esperienze che viviamo noi".
Molte persone realizzavano quanto erano sole o ricordavano una persona cara morta nei mesi precedenti.
Mogo era un uomo buono. Aveva una famiglia; cercava di aiutare il suo prossimo ed era onesto negli affari. Eppure non riusciva a capacitarsi che la gente fosse così ingenua da credere che Dio fosse venuto sulla Terra solo per portare conforto al genere umano. Aveva saldi principi, quindi non si faceva scrupolo ad ammettere con chiunque che il Natale, oltre ad essere una festività più triste che felice, si basava su una storia irreale - un Dio che si fa uomo.
Come sempre, alla vigilia della celebrazione per la nascita di Cristo, sua moglie e i suoi figli si prepararono per andare in chiesa. E, come sempre, Mogo decise di lasciarli andare da soli, dicendo: "Sarebbe ipocrita da parte mia venire con voi. Aspetterò qui il vostro ritorno".
Quando la sua famiglia fu uscita, Mogo si sedette nella sua poltrona preferita, accese il fuoco e iniziò a leggere i giornali. Ma venne subito distratto da un suono alla finestra, seguito da un altro e un altro ancora.
Pensando che fosse qualcuno che tirava palle di neve, Mogo si mise il cappotto e uscì, sperando di cogliere di sorpresa l'intruso. Non appena aprì la porta, notò alcuni uccelli che avevano perso la strada per via della tempesta ed erano in mezzo alla neve tutti tremanti. Poiché avevano notato la casa riscaldata, avrvano cercato di entrare, ma si erano scontrati con il vetro, e con le ali ferite avrebbero dovuto aspettare di essere guariti prima di riprendere il volo.
"Non posso lasciare fuori queste creature," pensò Mogo. "Come posso aiutarle?".
L'uomo andò alla porta del suo garage, la aprì e accese la luce. Ma gli uccelli non si muovevano. "Avranno paura," rifletté Mogo.
Tornò in casa, prese delle briciole di pane e le sparse per terra per condurre gli uccelli nel garage. Ma la sua strategia fallì.
Mogo aprì le braccia e cercò di farli muovere gentilmente, spingendone con cautela prima uno e poi un altro, ma gli uccelli divennero ancora più nervosi e iniziarono a dibattersi, agitandosi in tutte le direzioni nella neve, sprecando la poca energia che gli era rimasta. Mogo non sapeva cos'altro fare. "Penserete che sono un essere terrificante", esclamò. "Non capite che di me vi potete fidare?".
Poi gridò disperato:"Se in questo istante potessi diventare un uccello anche solo per pochi minuti, vedreste che voglio davvero salvarvi!".
In quel momento le campane della chiesa suonarono, annunciando la mezzanotte. E uno degli uccelli divenne un angelo che chiese a Mogo:"Ora capisci perché Dio si è fatto uomo?".
Con gli occhi pieni di lacrime, Mogo si inginocchiò nella neve e rispose:"Perdonami, Angelo. Ora capisco che riusciamo a credere solo a chi è come noi e vive le stesse esperienze che viviamo noi".
di Paulo Coelho; da la Repubblica (24/12/2011)
Basta che ti muovi
Il mio amico Joe Maya, esperto in profezie terrorizzanti, si è licenziato ieri
da Wall Street per aprire un’agenzia di sopravvivenza, «Occupy Yourself». Occupa
te stesso. A volte è più difficile che occupare una piazza. Mi ha mandato
l’opuscolo pubblicitario.
«Caro compagno d’avventura, sono orgoglioso di anticiparti che il 2012 ti romperà le scatole. Non potrai più fare quello che hai sempre fatto. Se vorrai sopravvivere, sarai costretto a cambiare. Ho preparato una griglia di incroci che la vita ti getterà fra i piedi nei prossimi mesi. Gli incroci non li hai decisi tu, e questo si chiama destino. Ma quale strada prendere a ogni svolta dipende solo da te. E questa si chiama libertà. Protesta o subisci. Non credo sia più tempo di scrollare le spalle. Se ti tirano uno schiaffo, passati pure una parola di perdono sulla ferita. Ma non avere paura di urlare il tuo dolore.
Accetta o rifiuta. Il mondo è cambiato. Se non sei un cinese o un indiano, probabilmente in peggio. Per provare a cambiarlo daccapo, prima devi prenderlo com’è. Conosci la favola dei due topolini che un giorno non trovarono la fetta di formaggio al solito posto? Uno solo morì di fame: quello che restò ad aspettarla. Scappa o rimani. Puoi cercare altrove (ti suggerisco l’Australia per il clima e il Brasile per la compagnia) oppure cercarti dentro di te. A volte le scoperte più importanti si trovano a chilometro zero. Però ogni tanto alza le chiappe dal computer e azzarda una passeggiata fra gli umani. I sentimenti sono fatti di odori che neppure Jobs era riuscito a mettere in scatola. Delega o agisci. I politici non ti odiano e non ti vogliono bene: semplicemente se ne infischiano di te. Puoi provare a cambiarli, ma ricorda che non c’è limite al peggio, come disse un mio amico prima di conoscere Scilipoti. Oppure puoi provare a ricambiarli. Infischiandotene di loro. La nuova politica è il progetto che farai tu, associandoti con i tuoi simili per un obiettivo comune.
Diffida o credi. Puoi credere che tutto sia un complotto contro di te. Oppure credere in te. (Berlusconi riesce a fare entrambe le cose, ma è un caso unico). La prima strada è più sicura: troverai sempre qualcuno disposto a fornirti le prove della congiura. La seconda è piena di spifferi. Una via per eletti. Ti piacerebbe essere eletto, per una volta? Arretra o evolvi. Arretrare ha i suoi vantaggi, specie se ti trovi a un passo dal baratro. Evolvere ha il suo fascino: la perdita delle sicurezze può farti vincere un rischio, oltre il quale ci sei tu in un modo che adesso non puoi neanche immaginare. Scegli: avanti o indietro. Basta che ti muovi.
Rimpiangi o ricostruisci. Il torcicollo emotivo ha un effetto calmante sui pessimisti. Altri preferiscono guardare oltre le macerie. Il trucco è ripartire da un sogno piccolo. Aiuta a combattere la sensazione di non contare nulla e di non poter cambiare mai nulla, neanche se stessi». Sui deliri di Joe Maya non mi pronuncio. Ma l’ultima frase la sottoscrivo: non sono gli schiaffi a svegliarci, ma i sogni. E poiché il prossimo anno di schiaffi ne arriveranno parecchi, auguro a tutti un risveglio pieno di sogni.
«Caro compagno d’avventura, sono orgoglioso di anticiparti che il 2012 ti romperà le scatole. Non potrai più fare quello che hai sempre fatto. Se vorrai sopravvivere, sarai costretto a cambiare. Ho preparato una griglia di incroci che la vita ti getterà fra i piedi nei prossimi mesi. Gli incroci non li hai decisi tu, e questo si chiama destino. Ma quale strada prendere a ogni svolta dipende solo da te. E questa si chiama libertà. Protesta o subisci. Non credo sia più tempo di scrollare le spalle. Se ti tirano uno schiaffo, passati pure una parola di perdono sulla ferita. Ma non avere paura di urlare il tuo dolore.
Accetta o rifiuta. Il mondo è cambiato. Se non sei un cinese o un indiano, probabilmente in peggio. Per provare a cambiarlo daccapo, prima devi prenderlo com’è. Conosci la favola dei due topolini che un giorno non trovarono la fetta di formaggio al solito posto? Uno solo morì di fame: quello che restò ad aspettarla. Scappa o rimani. Puoi cercare altrove (ti suggerisco l’Australia per il clima e il Brasile per la compagnia) oppure cercarti dentro di te. A volte le scoperte più importanti si trovano a chilometro zero. Però ogni tanto alza le chiappe dal computer e azzarda una passeggiata fra gli umani. I sentimenti sono fatti di odori che neppure Jobs era riuscito a mettere in scatola. Delega o agisci. I politici non ti odiano e non ti vogliono bene: semplicemente se ne infischiano di te. Puoi provare a cambiarli, ma ricorda che non c’è limite al peggio, come disse un mio amico prima di conoscere Scilipoti. Oppure puoi provare a ricambiarli. Infischiandotene di loro. La nuova politica è il progetto che farai tu, associandoti con i tuoi simili per un obiettivo comune.
Diffida o credi. Puoi credere che tutto sia un complotto contro di te. Oppure credere in te. (Berlusconi riesce a fare entrambe le cose, ma è un caso unico). La prima strada è più sicura: troverai sempre qualcuno disposto a fornirti le prove della congiura. La seconda è piena di spifferi. Una via per eletti. Ti piacerebbe essere eletto, per una volta? Arretra o evolvi. Arretrare ha i suoi vantaggi, specie se ti trovi a un passo dal baratro. Evolvere ha il suo fascino: la perdita delle sicurezze può farti vincere un rischio, oltre il quale ci sei tu in un modo che adesso non puoi neanche immaginare. Scegli: avanti o indietro. Basta che ti muovi.
Rimpiangi o ricostruisci. Il torcicollo emotivo ha un effetto calmante sui pessimisti. Altri preferiscono guardare oltre le macerie. Il trucco è ripartire da un sogno piccolo. Aiuta a combattere la sensazione di non contare nulla e di non poter cambiare mai nulla, neanche se stessi». Sui deliri di Joe Maya non mi pronuncio. Ma l’ultima frase la sottoscrivo: non sono gli schiaffi a svegliarci, ma i sogni. E poiché il prossimo anno di schiaffi ne arriveranno parecchi, auguro a tutti un risveglio pieno di sogni.
di Massimo Gramellini; LA STAMPA
Cosa è cambiato(?)
La crisi non esiste. La crisi esiste però non riguarda l’Italia, quindi nessuna
manovra. Faremo la manovra, ce la chiede l’Europa, ma non metteremo le mani
nelle tasche degli italiani. Le metteremo solo a chi guadagna oltre 75 mila
euro. Cioè, oltre 150 mila. Gli anni della laurea non valgono più per il computo
della pensione. Chi ha detto che non valgono più? Ma forse toglieremo la
tredicesima agli statali. Calma, ho detto forse. I ticket del ristorante restano
garantiti solo a chi lavora più di 8 ore. Non abbiamo intenzione di limitare i
ticket. Piuttosto alzeremo la pensione a 65 anni dal 2027. Era già stata alzata?
Ok, allora aboliremo i piccoli comuni, ma non le province. Aboliremo le province
e ridurremo gli stipendi dei parlamentari immediatamente. Entro marzo una
commissione proporrà di ridurre lo stipendio dei parlamentari.
Salve, siamo il nuovo governo. La crisi esiste, è sempre esistita, possibile che non ve ne siate accorti? Dovremo aumentare l’Irpef di 3 punti sopra i 75 mila euro. Ho detto 75 mila? Volevo dire 100 mila. Non toccheremo l’Irpef. Va riaperto il tema dell’energia nucleare, ma sia chiaro: non si riapre il tema dell’energia nucleare. Ridurremo i compensi dei politici. Non tocca al governo ridurre i compensi dei politici. Noi faremo subito le liberalizzazioni. Contiamo di fare presto le liberalizzazioni. Speriamo di fare un giorno le liberalizzazioni. Le frequenze tv all’asta? Non se n’è discusso. Metteremo all’asta le frequenze tv. L’articolo 18 non è intoccabile. Chi ha parlato di toccare l’articolo 18? Ah, bloccheremo le pensioni del ceto medio-basso. E quelle le blocchiamo davvero. E’ una questione di coerenza.
Salve, siamo il nuovo governo. La crisi esiste, è sempre esistita, possibile che non ve ne siate accorti? Dovremo aumentare l’Irpef di 3 punti sopra i 75 mila euro. Ho detto 75 mila? Volevo dire 100 mila. Non toccheremo l’Irpef. Va riaperto il tema dell’energia nucleare, ma sia chiaro: non si riapre il tema dell’energia nucleare. Ridurremo i compensi dei politici. Non tocca al governo ridurre i compensi dei politici. Noi faremo subito le liberalizzazioni. Contiamo di fare presto le liberalizzazioni. Speriamo di fare un giorno le liberalizzazioni. Le frequenze tv all’asta? Non se n’è discusso. Metteremo all’asta le frequenze tv. L’articolo 18 non è intoccabile. Chi ha parlato di toccare l’articolo 18? Ah, bloccheremo le pensioni del ceto medio-basso. E quelle le blocchiamo davvero. E’ una questione di coerenza.
di Massimo Gramellini; LA STAMPA
Scommesse
Davvero un bel pensiero natalizio quello pronunciato ieri dal presidente della
Camera, Gianfranco Fini. Intervenendo alla presentazione del progetto «Regala
un’opportunità, realizza un sogno» dell’associazione Hope, il leader di Futuro e
Libertà ha detto: «Oggi ci sono tanti motivi per i giovani di essere
preoccupati, ma la politica deve aumentare gli sforzi perché scommettere sui
giovani significa avere fiducia nel futuro del nostro paese». Certo, se poi
scommetti su Bocchino devi almeno rivolgerti a Doni.
di Mattia Feltri; LA STAMPA
Scelte di ripiego
Ricordate Alberto Tedesco? E’ un senatore pugliese. Già del Pd, oggi nel gruppo
misto. Dal Pd è uscito lo stesso giorno in cui Alfonso Papa finiva in galera.
Tedesco fu invece salvato dal voto del Pdl e della Lega mentre il suo partito
votava per la concessione della custodia cautelare. I magistrati baresi hanno di
nuovo avanzato la richiesta che verrà discussa a gennaio, alla ripresa dei
lavori. Non si sa come andrà a finire. Certo, potrebbe essere l’unico modo che
questo Parlamento ha per far la voce grossa con un Tedesco.
di Mattia Feltri; LA STAMPA
Diritto di permuta
Già da tempo Gianfranco Fini non è più fascista. Già da meno tempo, ma non è più
nemmeno berlusconiano. Non pensa più che Benito Mussolini sia il maggior
statista italiano del Novecento. Non vuole più impedire ai gay di insegnare a
scuola. Anzi, sui temi sociali e bioetici non ha più le idee conservatrici della
destra italiana. Da ieri non è più nemmeno per il bipolarismo. E non è più
nemmeno per il presidenzialismo. Nessuna ironia: Fini ha sempre rivendicato il
diritto di permutare idea.
di Mattia Feltri; LA STAMPA
giovedì 15 dicembre 2011
Con classe... ma sempre lì in quel posto
Però, che bello, non si litiga più. Addio a quelle chiassose sedute parlamentari
coi deputati che si danno dei farabutti a vicenda, e pure nelle trasmissioni
televisive sono graditi soltanto ospiti seri e riflessivi. Addio ai pugni
battuti sul tavolo, addio agli occhi fuori dalle orbite, addio alle vene del
collo gonfie, addio al quotidiano furoreggiare. Nessuno che strilli, e lo ha
spiegato bene il ministro Andrea Riccardi: «È finito il bipolarismo urlato». A
proposito, vedete come ci aumentano le tasse, zitti zitti?
di Mattia Feltri; LA STAMPA
W la bandana
In Italia il modo più sicuro di non fare una cosa è istituire una commissione.
Quando l’estate scorsa cominciarono le operazioni di tosatura della
cittadinanza, il governo Bandana intuì che bisognava offrire un sedativo alle
pecorelle smagrite. Non la riduzione immediata dello stipendio dei politici (e
che, siamo matti?) ma la promessa di tagli futuri. Per uniformare l’onorevole
paga ai livelli europei sarebbero bastati cinque minuti: il tempo di consultare
le tabelle preparate dagli uffici della Camera. Perciò si ritenne molto più
utile affidare l’arduo compito a un consesso di esperti guidato dal presidente
dell’Istat.
In quattro mesi la commissione Giovannini si è riunita tre volte. La prima volta per stilare una lista dei parlamenti europei a cui ispirarsi. La seconda per affidare l’indagine conoscitiva alle ambasciate italiane, anziché a un bimbo di 6 anni che avrebbe trovato i dati su Internet in un clic. La terza, si legge sul sito del governo, per un «report sullo stato di avanzamento delle attività»: immagino che ogni ambasciatore dovrà intervistare personalmente tutti i deputati del Paese in cui abita, chiedendo loro la dichiarazione dei redditi e gli scontrini del ristorante.
Nel frattempo l’euro andava a rotoli, lo spread si impennava, il governo Bandana cedeva al governo Loden, le tasse salivano, le pensioni scendevano e i cittadini si imbufalivano. Insensibile a questi accidenti della vita, la commissione proseguiva inesorabile. Il suo responso, atteso per marzo, potrebbe persino essere anticipato a gennaio. Non si sa ancora di quale anno.
In quattro mesi la commissione Giovannini si è riunita tre volte. La prima volta per stilare una lista dei parlamenti europei a cui ispirarsi. La seconda per affidare l’indagine conoscitiva alle ambasciate italiane, anziché a un bimbo di 6 anni che avrebbe trovato i dati su Internet in un clic. La terza, si legge sul sito del governo, per un «report sullo stato di avanzamento delle attività»: immagino che ogni ambasciatore dovrà intervistare personalmente tutti i deputati del Paese in cui abita, chiedendo loro la dichiarazione dei redditi e gli scontrini del ristorante.
Nel frattempo l’euro andava a rotoli, lo spread si impennava, il governo Bandana cedeva al governo Loden, le tasse salivano, le pensioni scendevano e i cittadini si imbufalivano. Insensibile a questi accidenti della vita, la commissione proseguiva inesorabile. Il suo responso, atteso per marzo, potrebbe persino essere anticipato a gennaio. Non si sa ancora di quale anno.
di Massimo Gramellini; LA STAMPA
The protester
L’umano dell’anno, secondo il settimanale americano «Time», non è un
personaggio, ma una persona. «The protester»: il manifestante anonimo che ha
riempito le piazze arabe per chiedere libertà, l’indignato altrettanto anonimo
che ha occupato quelle occidentali per denunciare la deriva finanziaria del
capitalismo.Le contestazioni del 2011 sono accomunate dall’assenza di guide carismatiche e dall’esaurirsi del fascino della leadership, alimentato dai media che hanno bisogno di divorare continuamente delle icone. Fino alla grande illusione di Obama abbiamo creduto che il cambiamento passasse attraverso la scelta di un capo carismatico in possesso di una biografia emozionante. Come capita negli innamoramenti, abbiamo imprestato alla persona amata i nostri sogni e le nostre ansie, salvo rimanere delusi dal divario inevitabile fra aspettative e realtà. Perché nessun leader può modificare la corrente del mondo. Al massimo può cavalcarla. Mentre le società cambiano quando si solleva un’onda nuova che risponde a un sentimento collettivo. Quando gli ideali prevalgono sulle facce che li incarnano e gli umani smettono per un istante di delegare ai pochi il compito di padroneggiare il destino di tutti.
di Massimo Gramellini; LA STAMPA
martedì 13 dicembre 2011
Low Flying Bird
“Tanto non cambierà mai niente”: Noel Gallagher ha criticato apertamente il movimento Occupy Wall Street. Il successo sorprendente di Occupy degli ultimi mesi ha stupito non pochi osservatori: partito come una protesta improvvisata contro il sistema bancario, Occupy è diventato un movimento globale, con accampamenti in tutto il mondo. La gran parte dei musicisti ha appoggiato apertamente i motivi della protesta, da Sean Lennon a Rufus Wainwright, alcuni di loro si sono esibiti anche a Zuccotti park, sede storica della protesta. Ma Noel, intervistato di recente da Rolling Stone, ha tutt’altra opinione in merito.
“Non conosco il movimento di Occupy Wall Street, queste contestazioni non hanno mai cambiato niente. Cosa pensano di fare, abbattere il superpotere del sistema bancario? Cosa succederebbe poi? Anarchia! Mi dispiace, ma l’unico posto al mondo in cui non ci sarà mai l’anarchia sono i cazzo di Stati Uniti d’America”.
da RollingStone
Sadomasochismo
E ora picchiatevi da soli... http://www.giornalettismo.com/archives/84121/neonazi-lui-lei-scoprono-essere/
Retorica dell'antiretorica
Al di là di tutto, come cazzo è possibile morire montando un fottutissimo palco per un concerto e come può succedere che un coglione spari all'impazzata sui primi poveracci che ha sotto tiro?
Purtroppo sappiamo che non è la prima volta che succedono cose del genere, ma speriamo sempre che sia l'ultima senza fare mai nulla perché ciò avvenga.
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