mercoledì 17 marzo 2010

Nausea

Con colpevole ritardo affronto uno dei temi più caldi di questi (infimi) giorni: la sospensione delle trasmissioni che usano (e osano) ospitare politici approvata dai vertici della RAI.
Io, seriamente, non so più cosa dire su questo paese (?) contraddittorio. Le trasmissioni colpite, che io sappia, sono "Annozero", "Ballarò" e "Porta a Porta". Questa decisione ha suscitato l'ira dei telespettatori, dei diretti interessati, di chi, poverino, vorrebbe poter vedere questi programmi d'informazione (?), di chi, ingenuo, vorrebbe difendere quel che resta dei nostri diritti (e doveri) di cittadini, e di chi, illuso, vorrebbe capire qualcosa in più. Tuttavia, come sempre, la vittima è Silvio, che sta studiando un decretino per far tornare il povero Bruno in onda.

Mettendo da parte l'ironia, la rabbia, l'indignazione e, lo ammetto, la frustrazione, non posso fare altro che sottoscrivere le parole di Corrado Augias, che ha avuto la lucidità e la capacità di protestare con le giuste parole contro questo sistema corrotto che segue le regole imposte dal regime che ci governa, incredibilmente legittimato dal popolo italiano, che, diciamolo, non capisce una benemerita mazza.

AIUTO!!!

E lasciatemi divertire

Tri tri tri,
fru fru fru,
ihu ihu ihu,
uhi uhi uhi!

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente!
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche!
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
tarataratarata,
paraparaparapa,
laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la spazzatura
delle altre poesie.

Bubububu,
fufufufu.
Friu!
Friu!

Ma se d'un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

bilobilobilobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!
Bilolù. Filolù.
U.

Non è vero che non voglion dire,
voglion dire qualcosa.
Voglion dire...
come quando uno
si mette a cantare
senza saper le parole.
Una cosa molto volgare.
Ebbene, così mi piace di fare.

Aaaaa!
Eeeee!
Iiiii!
Ooooo!
Uuuuu!
A! E! I! O! U!

Ma giovanotto,
ditemi un poco una cosa,
non è la vostra una posa,
di voler con così poco
tenere alimentato
un sì gran foco?

Huisc...Huiusc...
Sciu sciu sciu,
koku koku koku.

Ma come si deve fare a capire?
Avete delle belle pretese,
sembra ormai che scriviate in giapponese.

Abì, alì, alarì.
Riririri!
Ri.

Lasciate pure che si sbizzarrisca,
anzi è bene che non la finisca.
Il divertimento gli costerà caro,
gli daranno del somaro.

Labala
falala
falala
eppoi lala.
Lalala lalala.

Certo è un azzardo un po' forte,
scrivere delle cose così,
che ci son professori oggidì
a tutte le porte.

Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!
Ahahahahahahah!

Infine io ho pienamente ragione,
i tempi sono molto cambiati,
gli uomini non dimandano
più nulla dai poeti,
e lasciatemi divertire!

di Aldo Palazzeschi

THEY talk too much

Bruno Vespa ha definito “grave” l'azzeramento dei programmi di informazione.
Come se la cosa lo riguardasse.

da Spinoza.it

Presto!!!

Il primo anno dell'era glaciale non porta fortuna al governo. Un povero governo che impiega quasi tutto il tempo per salvare se stesso e i suoi protetti. Che deve escogitare decreti, lodi, stratagemmi e rattoppi per coprire le illegalità. Che deve inventare una legge alla settimana per difendere un premieruccio tremebondo che non ha il coraggio di affrontare i processi. Un governo che deve evitare la galera a decine di indagati, insabbiare bustarelle e bordelli, resuscitare liste elettorali irregolari, sanare evasori che portano i soldi all' estero, condonare falsi in bilancio e incidenti sul lavoro, e infine censurare i giornalisti non graditi. Come trovare il tempo per organizzare cose importanti come il ponte di Messina, la nuova piramide di Arcore e i regali di Natale per Putin? Sono allo studio misure definitive per porre fine a questo spreco di energie. Le anticipiamo: Decreto SSS: Silvio Salvo Sempre. Per arrivare a questo superdecreto che metterà in salvo l' ometto tremebondo dalle toghe rosse, Ghedini ha convocato una commissione di esperti internazionali, che vanno al mago Copperfield agli avvocati di Cosa Nostra. Alla fine si è trovata una semplice soluzione. Dopo il legittimo impedimento, ecco il legittimo conflitto. Il conflitto di interessi, alla base di tanti problemi, non sarà più un reato ma un merito. Verrà aggiunto alla Costituzione il seguente articolo uno bis: "L' Italia è una repubblica fondata sul doppio lavoro dell' attuale premier". Ogni qualvolta la magistratura rileverà un conflitto di interessi, non solo dovrà abbozzare, ma dovrà adoperarsi per far prosperare il conflitto. Pertanto entro l' anno Mediaset ingloberà la Rai e Berlusconi eleggerà direttamente i giudici della corte costituzionale, che da quindici diventeranno Capezzone. Creazione dell' Albo dei corrotti. Come esiste la corporazione dei medici e degli avvocati e così via, esisterà un albo professionale per esercitare legalmente la corruzione. Per iscriversi, bisognerà avere già subito almeno un paio di rilevanti condanne, oppure essere presentati da un vecchio socio corruttore. Naturalmente, si può anche corrompere la commissione di ammissione. In questo modo qualsiasi faccendiere e puttaniere, presentando l' apposito tesserino, potrà corrompere senza correre rischi. Ma attenti ai falsi tesserini! C'è in giro gente disonesta che potrebbe contraffarli. Restyling della disoccupazione. La crisi economica è una spina nel fianco del governo e i lavoratori che protestano sono un brutto spettacolo. È inutile cambiare le parole. Chiamare i licenziamenti turn-over, panchina, stand-by, ricambio delle risorse, non serve a nascondere la drammatica situazione. C' è solo un modo per risolvere il problema, cioè creare il reato di disoccupazione, secondo un trucco usato recentemente contro gli extracomunitari. Il disoccupato può cercare lavoro e chiedere di essere assunto, ma quando si presenta dal padrone questi, trovandolo in flagranza di reato, lo fa arrestare. Il disoccupato può scegliere se andare in prigione, emigrare all' estero o fare un lavoro socialmente utile, ad esempio il punching-ball per La Russa. Vedrete che i disoccupati la smetteranno di ostentare la loro condizione. Televisione: verrà istituita la pax (aeterna) condicio. Si è notato che i moderatori sono in fondo persone calme e pacifiche. Sono gli ospiti politici e giornalisti che straparlano, litigano, polemizzano e col loro cattivo esempio portano il moderatore sulla cattiva strada. Con la pax condicio il moderatore sarà solo in uno studio deserto per tutta la durata della trasmissione. Vedremo Vespa appisolato in poltrona, o mentre pulisce la polvere, o mostra il suo ultimo libro. Santoro che legge i giornali, che si pettina, che ride guardando le vignette di Vauro senza mostrarle al pubblico. Si udranno musiche soffuse stile ascensore, e non più sigle drammatiche. Al posto degli ospiti ci saranno dei busti di marmo, degli schermi con pubblicità, dei quadri di tulipani. Nel caso l' audience scendesse troppo, è previsto che ogni quarto d' ora entri in studio una donna nuda o Bondi che legge poesie, ma non viceversa. Essendo ormai impossibile districare i fili che annodano mafie, economia e politica, verrà istituita per decreto legge la Modica quantità mafiosa. Legalizzare tutto è troppo, ma con la modica quantità si può regolare il settore. Un industriale potrà ad esempio riciclare il venti per cento del suo bilancio, un politico potrà avere amici mafiosi ma non più di dieci, un candidato potrà accettare voti della camorra a patto che non siamo più del cinquanta per cento del totale. Invece dei pentiti, avremo dei puntigliosi ragionieri. Riforma elettorale. Le elezioni costano e inveleniscono ogni volta il clima politico. Come stavolta che dalle liste irregolari è nato il casino che sapete. In una democrazia, nessuno dovrebbe gioire se la lista Polverini non potrà essere votata. Ma nel momento in cui l' ometto e i suoi adoratori parlano di "complotto e sopruso" si fermino un attimo a pensare ai lavoratori immigrati senza diritto di voto, e ai cittadini che devono inventarsi ogni giorno faticose strade per far sentire le loro ragioni, senza i privilegi della macchina propagandistica, e dei bombardamenti di spot televisivi. Povero governo e poveri partiti, guai a perdere un solo euro dei miliardi di rimborso sulle spese elettorali! Ma il caso Polverini ha aguzzato gli ingegni, ed è già in preparazione un grande decreto per il futuro, il legittimo rinvio. Funziona così: ogni volta il governo in carica presenta una lista irregolare, poi protesta che non si può votare in queste condizioni, poi minaccia, anzi auspica un clima di attentati, poi si rinviano le elezioni e di rinvio in rinvio non si vota più per una cinquantina di anni. Era così facile pensarci. Infine arriviamo a un punto dolente. Napolitano potrebbe usare il suo ruolo super partese bloccare queste iniziative. Ma Napolitano, ultimamente, non vuole grane. Tutti lo tirano per la giacca e lo innervosiscono e non è bello avere un Presidente della Repubblica stressato. Napolitano quindi manterrà ancora i suoi compiti di rappresentanza, ma per i decreti legge verrà sostituito da un' apposita macchina obliteratrice situata all' ingresso del Quirinale, detta Bancolex. Basterà, in caso di urgenza che i rappresentanti del governo, anche di notte, vadano alla macchina, infilino il decreto legge, ed esso verrà obliterato e firmato senza perdite di tempo. Per rendere la cosa più dignitosa ai lati del Bancolex ci saranno due corazzieri, oppure i due robot di Guerre Stellari.

di Stefano Benni; la Repubblica

lunedì 15 marzo 2010

Viva la mamma

A un anno e mezzo dalla morte del figlio Vito, ucciso dal crollo del soffitto del liceo Darwin di Rivoli, la signora Cinzia ha ingerito un tubetto di pillole nel tentativo di raggiungerlo. E’ stata salvata dalla lavanda gastrica, e dall’altra figlia che l’ha trovata riversa sul letto come se dormisse. Gli stoici dicevano che il dolore è un’inadeguatezza alla situazione ed effettivamente è così. Siamo inadeguati a reggere l’evento più innaturale che esista: la morte di un figlio, che è morire in due rimanendo vivi, e rimanendolo in mezzo ad altre persone che soffriranno con noi solo per un po’ - gli amici, il parentado - oppure per sempre, ma in modo diverso. Mi riferisco ai figli sopravvissuti, che si ritrovano senza un fratello e orfani di genitori che non saranno mai più quelli di prima.

Anche chi è assolutamente convinto che la vita abbia un senso ammutolisce di fronte al dolore di una madre o di un padre. E non può non interrogarsi sulla potenza selvaggia di quel legame di carne che ogni giorno, giustamente, viene messo in discussione dai conflitti generazionali. Tutti, almeno una volta, abbiamo pensato che i nostri genitori non ci amassero. Ma il gesto della signora Cinzia serve a ricordarci che il senso della vita è proprio lì, in quel legame fra chi crea e viene creato. In quell’amore assoluto che dà senza chiedere. Nel libro «Una madre lo sa» di Concita De Gregorio, un’ostetrica racconta che, appena nasce un bambino, le persone in attesa fuori dalla sala-parto le chiedono subito come sta il figlio. Solo una chiede prima come sta la mamma. Sua mamma.

di Massimo Gramellini; LA STAMPA

giovedì 11 marzo 2010

Il partito (nostalgico) dell'amore

L'avvertimento pacato:
La pacca affettuosa:
La presa calorosa:
La cacciata dispiaciuta:

Ignazio, è stato persino troppo educato e cortese.
Carlomagno, l'intruso comunista,
 ringrazi il padre eterno:
le è andata bene.

martedì 9 marzo 2010

DISinformazione

"Berlusconi è stato arrestato."
ANSA

"Il premier pernotterà gratuitamente al Rebibbia in pensione completa."
TG1

venerdì 5 marzo 2010

Decreto INTERPRETATIVO

Domanda:
Questa proprio (non) me l'aspettavo, carissimo Silvio. Sei troppo avanti.
Senti, io sono un pendolare... tutte le mattine devo prendere il treno alle sette in punto, e spesso capita qualche imprevisto e rischio di arrivare tardi in ufficio. Anche se mi presento cinque minuti dopo il mio capo s'incazza come una belva: mi fai un decreto interpretativo che magicamente sposti le lancette del suo Rolex indietro di dieci minuti?
Un elettore.

Risposta:
Purtroppo non posso accontentarti per una serie di motivi: tua sorella è un cesso, Ghedini e la sua banda si sta allargando un po' troppo, tu non mi porteresti nessun voto in più, poiché sei già un fedelissimo, e gira voce che tuo padre sia un vecchio comunista.
Silvio Berlusconi.

L'Italia, in un modo o nell'altro, alla fine, funziona proprio così.

domenica 28 febbraio 2010

L'ambientalista della domenica

La domenica dell’Antismog Padano non darà gran refrigerio al polmone di indigeni e trasferiti, ma essere e dichiararsi contrario è «scuoprirsi con le arme» dalla parte di chi gli è nemico.
Per dirsi d’accordo bisogna nascondersene mentalmente i limiti. Cautele, scappatoie, concessioni, penuria di orario, rifiuti di parteciparvi, sono smog di parole che offuscano l’ipotesi Salute. Un certo effetto certamente lo produrrà, benefico anche per chi dimostra di non meritarlo; ma in special modo costituirà, al di fuori della banalizzazione statistica, una prova squisita dell’essere cittadini di una democrazia moderna, in cui l’Ambiente in pericolo condiziona per tre quarti, oggi, la cittadinità di ciascun essere cosciente di come si vive e si vivrà - fatalmente. Perché il Rimedio non c’è e la volontà di applicare i parziali è profondità di assenza.
La patria ce l’hanno tolta: il suo surrogato è l’Internazionale del pallone. La globalizzazione inghiotte sistemi economici millenari e ha minato, stravolgendolo, il credito bancario; tutti investono da Paese dei Ciechi.
E l’aria dell’uomo respirante ha una nuova versione simbolica nel celebre Incubo di Füssli: un enorme Equino che schiaccia con il suo groppone una figura sdraiata: vedici tangenziali, Via Larga, Sforzesco, Tritone, Argentina, Via Po, Corso Vittorio, Francia, Cinisello Balsamo, Monza, Brescia - a scelta. E qualsiasi marciapiedi o portico urbano, o primo piano di condominii, o giardino dove giocuzzano infanzie pallide insaccate di zuccheri. Il Grande Smog è dovunque ed è inseparabile ormai dall’esistenza umana.
Cittadini, dicevo. La venerabilità di questa parola è finita in qualche splendore di stanza piastrellata dove abbiamo imparato a disimparare che il luogo più comodo della casa aveva nome cesso. Ci potremmo esaltare, cittadinamente, ancora come per un assedio cartaginese o di baliste romane quando lo scopo legittimo, l’ultima frontiera, ha nome Ambiente, e il bisogno sociale immediato e più importante è allontanare un poco il tremendo sedere dell’Incubo di Füssli da polmoni e stomaco di milioni di tassati a vuoto che ignorano l’appello alla ribellione civile che nel crudele incalzante S.O.S. ambientalista risuona?
Può coagulare energie di cittadini l’umile dovere di deporre rifiuti secondo ordini prescritti, di prendere una bici invece della makkina, di non comprarla subito al neomaggiorenne, di non clacsonare demenzialmente nei centri intasati, di rinunciare a camere riscaldate fino al trentesimo grado? O (quale scelta eroica!) rinunciare a tenere aperta ad ogni costo una fabbrica che regala tumori?
C’è da riflettere su questo emergere di un pensiero: la Città, la polis, è disposta (credo oggi ancora) a battersi se c’è un vero Annibale munito di elefanti fenici alle porte, ma inventa scuse per defilarsi se si tratta dei teneri bronchi che ne popolano i passeggini. Così, per lo smog di Buenos Aires, la plaza de Mayo rimane muta.
Da richiamare anche un pensiero del grande Cornelius Castoriadis: «Se i cittadini sono senza bussola lo si deve al logoramento, alla decomposizione, all’usura senza precedenti dei significati sociali immaginari. Nessuno sa più, oggi, che cosa sia essere cittadino; ma nessuno sa più che cosa sia essere un uomo, o una donna; nel dissolversi dei ruoli sessuali, questi sono significati perduti».
Paradossalmente, il problema ambientale investe la totalità uomo. È da branchi accecati ritenerlo marginale e di fatto destinarlo al cesso - privato e globale.
Deplorazione per i Comuni che non hanno voluto allinearsi con i sindaci di Torino e di Milano. Si tratta di sussulti di una vivibilità sociale in pericolo: disertare è brutto. Più che sul risultato pratico del gesto, il tasto da premere è il pur sempre educativo e necessario accrescimento della consapevolezza.

di Guido Ceronetti; LA STAMPA

sabato 27 febbraio 2010

INVICTUS (III)

"Clint ha solo due espressioni: col cappello e senza cappello". Così descriveva il suo cowboy preferito Sergio Leone. Ma ora "l'attore da due espressioni" non sbaglia un film. Ogni sua pellicola è necessaria. Sembra, il suo, un percorso che cerca nelle storie un modo per ordinare il mondo, per chiarirsi le idee.
Un catalogo di vicende che come in "Gran Torino", "Million Dollar Baby" o "Lettere da Iwo Jima" non stanno a raccontare come dovrebbe andare il mondo, ma come lo fanno andare le persone, gli individui, attraverso ogni loro scelta. Che sia giusta, falsa, marcia o vera. E' l'individuo che Eastwood racconta.
Volevo vedere il prima possibile "Invictus". Per me è difficile andare al cinema. Quasi impossibile. Ma "Warner Bros" mi concede una sala a prima mattina. Tutte sedie vuote. Chiedono alla scorta di consegnare i telefonini perché temono possano riprendere e piratare il film. "Invictus" parte e in più di due ore ritrovi esattamente l'Eastwood che ti aspettavi. Questa volta ancora più smaliziato. Non ha paura di commuovere e di usare l'arte della retorica.
Racconta di Nelson Mandela e di una squadra di rugby. E' il 1995 e Mandela, appena eletto presidente del Sudafrica, ha come prima necessità quella di evitare rivolte, scontri, vendette. E' un impresa quasi impossibile. La maggioranza nera ha subìto troppo e per troppo tempo il potere indiscriminato degli Afrikaaner, dei bianchi. Tutti si aspettano vendette. I bianchi tremano e si preparano al colpo di stato e alla resistenza. I neri si armano per vendicare morti e prigionia. Il capolavoro politico del detenuto 46664 - questo il codice di matricola nei trent'anni di prigionia di Mandela - fu quello di "sorprendere". Sorprende il mondo come lui stesso dice: "Sorprenderli con la generosità. Comprensione. Io so cosa i bianchi ci hanno tolto ma questo è il momento di costruire una nazione".
Morgan Freeman è Mandela e ne ha studiato ogni movenza lenta e ieratica, ma anche i sorrisi e i modi di salutare. Non ne è un'imitazione né una riproduzione. E' esattamente un'interpretazione. Fa vivere sullo schermo il leader che sogna un Sudafrica nero diverso dal Sudafrica dei bianchi. Il rugby nel paese dell'apartheid è odiato dai neri che giocano a pallone. Dicono nei sobborghi di Johannesburg: "Il calcio è uno sport da signorine giocato da duri, il rugby è uno sport da duri giocato da signorine".
Ma Mandela, che non è mai stato particolarmente appassionato di rugby, capisce che lo sport dei bianchi deve piacere ai neri. I mondiali di rugby potranno essere la prova politica più delicata da superare. Mandela parte da questa idea, insieme mediatica e popolare, per unire un Sudafrica spaccato, sull'orlo di una guerra civile. Il rugby parlerà più d'ogni altro linguaggio o parola al suo popolo. Se non riesci con i discorsi politici a unirlo allora lo unirai facendo tifare per la stessa squadra. I sudafricani neri quando in campo c'era la squadra verde-oro degli Afrikaner tifavano Inghilterra, o Australia o persino Francia insomma qualsiasi squadra che potesse battere i bianchi sudafricani.
Mandela sa che le antilopi, ovvero gli "Springboks", la nazionale di rugby, sentono di non rappresentare più il loro paese bianco. Il suo compito sarà di farli sentire rappresentanti di un nuovo paese, responsabili di un nuovo possibile corso politico. Mandela parte dalla sua scorta. Affianca agli uomini provenienti dalle file dell'Anc, bianchi delle squadre speciali. La scorta sudafricana non vuole condividere la squadra con gli afrikaaner che solo un anno prima li avrebbero arrestati. Ma Mandela è categorico. "La nazione arcobaleno nasce da qui. Intorno a me voglio le due anime del Sudafrica".
E poi incontra il capitano François Pienaar, interpretato da Matt Damon - bravissimo nel riuscire a raccontare anche solo col viso l'incontro di un bianco terrorizzato dai neri con il primo presidente nero del Sudafrica. Damon è un giocatore di grande talento ma ormai colpito da una sorta di depressione sociale, come i suoi compagni. Perdono partite su partite, sentono che la loro nazione bianca è finita. Ma è qui che interviene Mandela. "Abbiamo bisogno di ispirazione".
Nasce tra il capitano e il presidente del Sudafrica un rapporto diretto. Mandela gli chiede di far vincere i mondiali di rugby al Sudafrica. Impresa che tutti gli esperti dichiarano impossibile. Ma c'è da costruire una nazione. Mandela segue direttamente i loro allenamenti. Porta la squadra che ha un solo rugbista nero nei ghetti di Soweto nelle baraccopoli dove nessun bianco era mai stato. Li insegnano il rugby, lo sport bianco per eccellenza, ai ragazzini neri. E poi visitano la prigione dove è stato rinchiuso Mandela. I giocatori vengono allenati nell'anima. E nel film è chiaro che la disciplina che stanno vivendo i rugbisti non è nient'altro che il percorso che un'intera nazione sta facendo per capirsi e ritrovarsi.
Il finale te lo aspetti, ma non vedi l'ora che accada. Ed anzi hai paura che qualcosa possa andare storto, che la palla ovale possa far perdere il grande sogno della nuova nazione: il mondiale alla squadra del Sudafrica. La vittoria finale contro i rugbisti maori della Nuova Zelanda non è una vittoria sportiva ma uno dei risultati politici internazionali più importanti del novecento. Un popolo che si unisce in una squadra.
Esco dalla sala contento che il vecchio Clint non sbagli un colpo come speravo. Il Sudafrica oggi è quanto di più lontano esista dal paradiso arcobaleno in cui molti avevano sognato ma questo non toglie nulla alla lezione eastwoodiana di come la politica sappia essere cosa diversissima di quella che abbiamo tutti giorni sotto gli occhi. Di come possa essere, in tutti i sensi, il sogno di un uomo e di un popolo ancora desideroso di conquistare diritti e felicità.
Che Nelson Mandela ha descritto con queste parole del poeta Henley:
"Sotto i colpi d'ascia della sorte, il mio capo sanguina, ma non si china.... Non importa quanto sia stretta la porta... quanto piena di castighi la vita/ Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima".

di Roberto Saviano; la Repubblica

venerdì 26 febbraio 2010

Lutto

"È morto il cavalier Lavazza. I funerali si terranno in forma ristretta."

da Spinoza.it

giovedì 25 febbraio 2010

Economia

di Massimo Bucchi; la Repubblica

MEA sententia

In fondo, hanno ragione e Gramellini e Merlo.
Il punto di vista del primo è idilliaco, mentre quello del secondo è cinico.
Dopo aver fatto tali distinzioni, però, devo dire che la visione di Merlo è troppo radicale, e che se leggessimo ogni aspetto del Mondo in questa maniera, troverei  davvero arduo tirare avanti.
E' vero che gli interessi economici ci dominano, anzi regnano su di noi, ma non si può fornire questa lettura a qualsiasi cosa, perché sognare e illudersi (non sempre) è bello, e, lo ammetto, può fare comodo.
E non c'è nulla di male, anche se bisogna tenere sempre gli occhi aperti.

PAR condicio

Eccone una epifania qui di seguito.

Il business del pentimento

Tiger Woods e la Toyota non lo sanno, ma sono di "razza" italiana, applicano una tecnica che noi da secoli pratichiamo religiosamente: l' atto di contrizione che trasforma la punizione in premiazione. Dunque Tiger ha chiesto perdono come Gianni Morandi: «Ritornerò in ginocchio da te». E la Toyota, non potendo fare harakiri come i giapponesi, siè pentita come la Parmalat, ha chiesto scusa come i furbetti der quartierino. Nessuno meglio di noi italiani sa che il pentimento è un affare, è l' assoluzione dell' impunito che può dunque ripartire con la coscienza alleggerita verso lo stesso peccato. Così il pentimento della Toyota - otto milioni di auto ritirate - diventa un nuovo brand del suo famoso capitalismo "a qualità totale". Quei freni che non frenavano, quell' acceleratore che si incantava, erano come le notti bollenti di Tiger, come i suo figli illegittimi. Le scuse pubbliche, spalmate su tutti i giornali americani dalla Toyota e pacchianamente recitate in tv da Tiger, stanno trasformando quei peccati, industriali e sessuali, in nuovi capitali. Il pentimento è danaro fresco. E infatti adesso c' è la redenzione a garanzia della perfezione della Toyota: nessuno si pentirà di un' auto che gli ha venduto un pentito. E Tiger ha persino abbracciato in tv la mamma, che è l' origine di tutte le cose, è il ritorno all' innocenza della mammella, è garanzia e purificazione sacramentale. La mammaè l' accountability di Tiger, direbbero alla Toyota. Baciare la mamma significa baciare tutto il mondo e infatti, come ci ha raccontato Angelo Aquaro da New York, il perdono è subito piaciuto agli sponsor. C' è insomma una Wall Street del pentimento dove la tv riproduce la vecchia Sacra Penitenzieria Apostolica, il Tribunale della Curia Romana deputato a decidere sulle questioni di coscienza,a stabilire cioè la qualità del peccato e quindi il grado di legittimità del pentimento. Quando dunque Tiger tornerà a giocare, la Nike, la Gillette e la Gatorade incasseranno il plusvalore del pentimento, proprio come accade nella parabola del figliol prodigo: «extra ecclesiam nulla salus», fuori dalla Nike non c' è salvezza. Un Tiger pentito vale molto di più di un Tiger probo. Ed è solo al redento che la Chiesa sacrifica il vitello grasso, mai al devoto. E' vero che la fenomenologia del pentimento è uguale dappertutto, ma le litanie di Tiger in tv sono state recitate "all' americana". L' artificio e la messa in scena sono troppo caricaturali per noi che siamo abituati ai trucchi di Vespa, ai pareri del cardinale di turno e di don Mazzi, ai contriti faccia a faccia da Fazio... Gli occhi bassi, il viso segnato dal malessere dall' angoscia e dall' insonnia, le pene della terapia (o dell' astinenza?) sessuale, la rabbia contro i giornali, le dichiarazioni d' amore alla moglie, l' abito dimesso: è certamente ricca la tecnica di Tiger, ma nessuno al mondo può competere con Maria De Filippi. Rispetto alla sapienza italiana, Tiger si è pentito in maniera eccessiva, troppo spettacolare, scopertamente finta. La sua ostensione in tv è stata tanto ridicola quanto furba. In materia di pentimento insomma non c' è gara con l' Italia che ha avuto, citiamo a caso, fra Cristoforo, Galileo, l' ex mazziniano Crispi che chiese scusa alla monarchia, gli ex fascisti traghettati al comunismo, gli ex brigatisti conferenzieri che raccontano il proprio ravvedimento nei libri, nei film, nelle università. E ancora gli assassini che si dichiarano ex e, per non farsi pesare i cadaveri sulla coscienza, spiegano agli altri che non bisogna ammazzare. Come diceva il grande Calderon de la Barca la vita che non ti piace «es sueño», è sogno. Pensate a Morgan a "Porta a Porta", a Marrazzo in convento, a Buscetta e a Brusca, a tutta la canzone italiana che è una raffica di perdoni chiesti e concessi, di amori traditi: «Perdono perdono.../ io soffro più ancora di te», «Se stasera sono qui è perché so perdonare», «Oggi 29 settembre...». E pensate ad Alessandro Manzoni che ha fatto del pentimento uno dei suoi espedienti narrativi elevandolo a carattere italiano. Noi italiani sappiamo che pentimento e peccato sono il dritto e il rovescio e che ci si pente per prepararsi a peccare di nuovo e meglio. Di Tiger, se qualcosa ci piace, è la sua fragilità di uomo e non le sue smanie di redento che sono, come abbiamo visto, affari. Chi si pente riceve un credito, accende un mutuo. E infatti già salgono le azioni della Toyota e Tiger, con il bonifico-redenzione, sta per tornare, ancora più ricco, alla sue notti e ai suoi fantasmi perché peccati e pentimento "simul stant", sono solidali come due siamesi, sono la luce e l' ombra di un finto bamboccione che solo riconquistando la fiducia della mamma può tradirla di nuovo.

di Francesco Merlo; la Repubblica

domenica 21 febbraio 2010

Mr. Tigre Boschi

«Sono profondamente dispiaciuto per avervi deluso. La fama e la ricchezza mi hanno fatto credere di essere esente dalle regole che tutti rispettano. Ma sono stato uno stupido, non si gioca con i valori. Ora spetta solo a me cercare di ricominciare». Osservata dall’Italia, la penitenza in mondovisione del golfista fedifrago Tiger Woods (Tigre Boschi) appartiene ad altre galassie. Da noi si dice: fra moglie e marito non mettere il dito. Quelli invece ci mettono le telecamere della diretta. Impensabile che Marrazzo o Delbono, per citare gli ultimi uomini pubblici coinvolti in vicende di sesso, si prestino a simili riti di purificazione.

Nei Paesi protestanti come gli USA il reprobo non si limita a pentirsi. Prende l’impegno solenne di diventare un’altra persona. Il prezzo da pagare per il perdono non è tanto l’umiliazione pubblica, ma l’impossibilità di una recidiva. Il giorno che Woods venisse di nuovo pescato dietro qualche gonnella, per gli americani (e per gli sponsor che lo hanno reso ricco) sarà un uomo finito. Nell’Italia cattolica, invece, non esiste il concetto di «unica chance». Qui si pecca e si viene perdonati di continuo per reati veri, altro che un tradimento coniugale. E l’obiettivo del pentimento è farla franca per poterla rifare ancora. Anche se si è ricchi e famosi. Anzi, soprattutto. Provo a immaginarmi un noto leader che si scusa in tv con la moglie e giura ai fan che non la tradirà mai più. Sicuro che prima della fine gli scapperebbe una barzelletta sulle albanesi e dovrebbe ricominciare il suo discorso daccapo. All’infinito.

di Massimo Gramellini; LA STAMPA

60° Festival della Canzone Italiana di Sanremo


Fa...

venerdì 12 febbraio 2010

Te ne andRAI?

Caro Minzolini, grandissimo stronzo, vergognati per quello che (non) fai.
E dovrebbero ribellarsi (o altrimenti vergognarsi) gli stessi giornalisti (?) del tuo telegiornale di regime.
Ancor di più  (se è possibile) mi fanno ribrezzo i vertici della RAI che gli hanno dato la sua bella poltrona, e anche chi ha dato il paese in mano a queste emerite TESTE DI CAZZO.
In sintesi: andiamo TUTTI quanti a cagare (o a puttane)!!!

Scusatemi, ma quando ci vuole ci vuole.

giovedì 4 febbraio 2010

IL paraculo

Ma come farà a essere israeliano con gli israeliani e palestinese coi palestinesi? Ad affermare, davanti a Netanyahu, che bombardare Gaza fu «una reazione giusta» e due ore dopo, davanti ad Abu Mazen, che le vittime di Gaza sono paragonabili a quelle della Shoah? Zelig si limitava a cambiare faccia, a seconda dell’interlocutore da compiacere. Ma questo è un uomo in grado di cancellare il tempo e lo spazio. Riesce a stare con il pilota dell’aereo che sgancia le bombe e nel rifugio sotterraneo con i bombardati. In contemporanea, e dispensando a entrambi parole di comprensione. Nella sua vita precedente insegnava ai venditori di pubblicità a essere concavi coi convessi e convessi coi concavi. Una volta li sfidò a salutare cinquanta clienti, trovando un complimento per tutti. Solo stringendo la mano al cinquantesimo, un uomo brutto e sgradevole, rimase perplesso. Poi gli disse: «Ma che bella stretta di mano ha lei!».

Molti hanno letto quei manuali americani che insegnano a infinocchiare il prossimo in 47 lezioni. Ma solo lui ha il fegato di applicarne il precetto fondamentale: credere sempre a quel che dici, anche quando è il contrario di quel che hai appena detto. Una tecnica che evidentemente funziona persino con le vecchie volpi mediorientali. Come farà? Vorrei tanto chiederglielo, se non fosse che lui nel frattempo si è già spostato nella basilica della Natività, a Betlemme, dove sta raccontando ai frati una barzelletta sulla Madonna che avrebbe preferito una femminuccia. A quel punto mi arrendo.

di Massimo Gramellini; LA STAMPA

mercoledì 3 febbraio 2010

La diatriba

Morgan fa uso di crack, ormai lo sappiamo. Morgan sembra pubblicizzarlo.
Morgan fa uso di crack. Sono affari suoi, è vero. Ma  ha esagerato.
La RAI lo esclude dal Festival di Sanremo. Sbaglia.
Anche più di Morgan.