Chissà se per calcolo o per pigrizia mentale,
politici e commentatori governativi si comportano come dei Cicchitto qualsiasi e
affrontano il fenomeno mondiale degli Indignati attingendo all'armamentario del
secolo scorso. Li descrivono come un branco di figli di papà che vanno in piazza
perché non hanno voglia di lavorare, violenti e complici dei violenti. Si tratta
di una ricostruzione fasulla e stucchevole, che non distinguendo fra Indignati e
Infiltrati finisce per fare il gioco di questi ultimi nel cancellare dal
dibattito pubblico le ragioni della protesta. Vogliamo ricordarle? Le critiche
all'avidità dei banchieri di Francoforte, Londra e Wall Street che hanno
assassinato il capitalismo dei produttori, avvelenandolo con le loro alchimie
finanziarie. La difesa dello Stato Sociale, cioè delle conquiste che, pur fra
sprechi evidenti, ci hanno garantito condizioni di sicurezza e benessere mai
raggiunte nella storia. Il rifiuto di rinunciare ai propri diritti per
consentire ad altri di conservare i propri privilegi. La proposta di una società
nuova, fondata sul Noi anziché sull'Io, e contraddistinta dalla partecipazione
attiva alla vita del territorio e alla gestione di beni comuni come l'acqua e
l'istruzione.
Sono ideali di destra o di sinistra? Boh, non saprei. Sono ideali. E di questi bisognerebbe discutere, non del teppismo dei soliti noti, che dagli stadi ai cortei sono sempre gli stessi, così come sempre la stessa è l'incapacità dello Stato di toglierli di mezzo, una volta per tutte.
di Massimo Gramellini; LA STAMPA
| |
lunedì 17 ottobre 2011
Cicchitti, Indignati e Infiltrati
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento